"Oggi, con grande nostalgia, lascio lo sci. Lo spirito della velocità che
ho dentro di me continuerò a viverlo nelle auto da corsa". Con queste
parole, il 26 aprile 2006, Kristian Ghedina lasciava lo sport a cui aveva dato
così tanto per dedicarsi all'automobilismo. Sono passati sei mesi, da quel
giorno, e "Ghedo", come lo chiamano i suoi fan, è davvero alle prese con le
macchine da corsa.
Dopo averne provate tante, l'ex-discesista azzurro è oramai
orientato sulle corse turismo, dove ha disputato una buona stagione d'esordio
sulla BMW 320i preparata dal team Zerocinque Motorsport.
Domenica 12 novembre,
dopo l'ultima tappa del campionato che ha incoronato Roberto Colciago campione
italiano, Ghedina ha partecipato insieme a Stefano Valli e Ulisse Pesaresi alla
edizione Silver Cup, riservata a vetture turismo, della 6 Ore di Vallelunga.
E' stata, per Racingworld.it, l'occasione di incontrarlo per sentire dalla sua
viva voce un bilancio di questa prima stagione effettiva da pilota.
Per uno che inizia a fare il pilota dopo una vita passata in altri ambienti,
qual è la cosa più difficile?
"Il problema, per uno come me che ancora non ha grande esperienza, è riuscire
a gestire la fatica mentale. Quando sei alle prime armi, non riesci a fare nulla
automaticamente: prima sprecavo molte energie a pensare a come affrontare le
curve, la frenata, scalare le marce, sono tutte cose su cui bisogna lavorare per
assimilarle e lo si fa solo girando il più possibile. Quando inizi a girare un
po', certe cose ti vengono automatiche, le velocità, sai già che marcia devi
mettere in quel determinato punto, le linee bene o male sono quelle, quindi i
movimenti ti vengono automatici e puoi concentrarti di più su altre cose".
"E' un po' come la prima volta che guidi per strada: ogni minima azione devi
pensarla e metterla in pratica e fai tantissima fatica. Poi ti abitui, e guidi
senza più pensarci neanche. Io sto attraversando questa fase, ora conosco meglio
la macchina e tante cose mi vengono automatiche, ma adesso su ogni pista nuova
devo prendere confidenza, devo acquisire gli automatismi di quel determinato
tracciato. Quando ci riesco, quando conosco bene macchina e pista, riesco ad
essere più concentrato su quello che faccio, spendo meno energie".
Non ci credo che è tutta questione di sforzo mentale...
"Beh c'è anche altro ovviamente. Per esempio il sapersi gestire durante la
bagarre: ho dovuto imparare un po' a lottare con gli altri, a farmi largo. Nel
turismo è d'obbligo per sopravvivere. Alla prima gara avevo rispetto per la
macchina, piuttosto che uno mi rigasse la fiancata frenavo e lo lasciavo
passare, ero un po' intimorito dai contatti, sai un po' come per strada, ti fa
un po' specie far scontrare le carrozzerie per una sportellata. Alla fine il
team manager mi ha detto "non mi frega niente della macchina, se me la porti ai
box che non ha neanche un graffio mi arrabbio!": lì ho capito che, ok non la
devi distruggere e se non tocchi è meglio, ma sono cose che possono capitare e
non bisogna tirarsi indietro".
Dopo una stagione in turismo ad un buon livello ora hai fatto anche la tua
esperienza in una endurance qui a Vallelunga. Com'è stato l'approccio alle gare
di durata?
"E' un esperienza senza dubbio diversa dal solito, poi con le condizioni di
pioggia intermittente che abbiamo trovato qui hanno reso tutto un po' più
complicato. Rispetto alle gare sprint che facevo quest'anno nel Campionato
Italiano, la gara endurance è sicuramente diversa: devi prestare più attenzione
a salvaguardare le gomme, il cambio, la meccanica dell'auto... devi tirare
sempre, ma stando attendo ad essere regolare, quindi tenendoti dentro una certa
forbice di tempi piuttosto ristretta. Sono soddisfatto di essere riuscito a
farlo anche oggi, con la pista umida; in fondo non era la mia prima endurance,
ne ho corsa una sette-otto anni fa a Pergusa, e ancora prima avevo avuto qualche
esperienza in kart".
Rispetto alle gare del campionato, che durano mediamente venti minuti, come
si gestisce la concentrazione per un turno di guida di due ore?
"In relazione a quello che ti dicevo prima, girare per due ore è stato anche
utile, una specie di allenamento, e poi conosco bene Vallelunga e non ho avuto
problemi a rimanere concentrato per tutto il turno".
Qui alla 6 Ore di Vallelunga sei stato il pilota che ha preso il via della
gara, e hai fatto per la prima volta una partenza lanciata. Com'è stato?
"Quello non è stato un problema. Fosse una gara corta magari arrivi alla
prima curva, inchiodi e cerchi di passare il più avanti possibile, in una
endurance ti guardi attorno, se vedi dietro qualcuno più veloce di te lo fai
passare con calma, ci sono sei ore e in così tanto tempo può succedere di tutto.
E' stato più difficile ottimizzare i cambi di pilota, è lì che si può guadagnare
o perdere tanto tempo".
L'ultima domanda è tanto scontata quanto è d'obbligo fartela: hai provato
kart, formule e vetture turismo. Ambizioni future?
"Rimanere nel turismo, senza dubbio. Il mio obiettivo massimo sarebbe
riuscire a correre nel mondiale, ma solo se ho le reali possibilità. Non voglio
fare lo sbruffone, però quest'anno sono andato bene, e mi hanno fatto tutti i
complimenti perchè in così poco tempo sono andato subito forte. Con la poca
esperienza che ho è positivo, ero contro piloti come Naspetti, Colciago e Balzan,
tutta gente che corre in macchina da quando aveva otto anni, ha fatto kart,
formule minori, corrono da una vita e sono specializzati in questo tipo di auto.
Eppure non ho sfigurato rispetto a loro. Voglio fare esperienza, il più
possibile, e puntare in alto".
Uno dei più grandi sciatori azzurri di tutti i tempi, premiato dodici volte
con la medaglia d'oro nei campionati italiani e secondo solo al mitico Zeno
Colò, ha quindi rivelato le sue ambizioni mondiali. Oltre ai nostri più sinceri
"in bocca al lupo", ci permettiamo un consiglio: meglio fare abitudine alle
sportellate.
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