Bianchi: le spiegazioni lacunose della FIA continuano a lasciare dubbi...

13/10/2014 » Formula 1 Matteo Lupi - ( twitt: @japanpower81 )

Il weekend del GP di Sochi ha regalato alla Mercedes il primo titolo Mondiale della sua storia in qualità di costruttore, ma il pensiero di tutti era rivolto a Jules Bianchi. Lo sfortunato pilota francese è stato sostenuto dall'affetto di tutti i protagonisti, uniti prima del via in una cerimonia informale sulla griglia di partenza: tutti i piloti hanno voluto manifestare la propria vicinanza apponendo sul casco un adesivo con il messaggio "Tous avec Jules #17".


Nella serata di venerdì la Fia ha anche reso noto l'esito dell'inchiesta su quanto avvenuto in Giappone e sulle cause che hanno portato all'incidente. Stando al racconto di chi vi ha preso parte si è trattato di un momento dovuto ma per nulla risolutore, un passaggio con cui si è cercato di mettere la parola fine ad un brutto momento per voltare pagina ed andare avanti, senza però dare risposta alle tante domande che tuttora ruotano intorno all'accaduto.


La ricostruzione di Charlie Whiting ha addossato gran parte delle responsabilità al pilota della Marussia, colpevole di non aver rallentato a sufficienza viste le precarie condizioni dell'asfalto. Jules avrebbe perso aderenza su un rivolo d'acqua pur transitando ad una velocità leggermente inferiore rispetto al passaggio precedente, senza andare in testacoda, per poi concludere la sua corsa contro il trattore in fondo alla via di fuga. Nel corso della conferenza stampa è stato anche mostrato un video ripreso dalle telecamere a circuito chiuso, condizione che ha, inspiegabilmente, impedito l'ingresso ai video operatori delle TV internazionali. Per quale ragione la Fia ha deciso di spiegare un accaduto evitando di mostrare le prove che sostengono la propria tesi? Se, come sostenuto da fonti interne, la scelta di non mostrare in diretta le immagini è stata volta a proteggere la famiglia, perchè non mostrare, in questa sede, il video del cameracar interrompendolo prima dell'impatto?


Ma ora veniamo all'aspetto più sconcertante: secondo le analisi dei dati telemetrici, prima dell'impatto la Marussia sarebbe risultata in perfetta efficienza, uscendo di pista ad una velocità di circa 212 km/h ed impattando contro il mezzo di soccorso ad una, stimata, di 180 km/h. Pur considerando le condizioni viscide del tracciato, come è possibile che Bianchi, con una monoposto senza guasti, sia riuscito a rallentare così poco? Se è vero che la tesi del mancato rallentamento è stata ricostruita dalla telemetria della monoposto, come è possibile non interrogarsi sulle ragioni di un simile accadimento? E' normale il fatto che un atleta di 25 anni in perfetta forma e parte integrante di un percorso di sviluppo studiato dalla Ferrari esca di pista per la tangente senza nemmeno tentare una correzione? Se, come sostenuto da fonti interne, la scelta di non mostrare in diretta le immagini è stata volta a proteggere la famiglia, perchè non mostrare il video del cameracar interrompendolo prima dell'impatto?


Il Presidente della FIA, Jean Todt, seduto accanto a Whiting ha chiuso la conferenza prendendo atto di quanto ricostruito dal delegato tecnico "La FIA deve vigilare perchè che incidenti come quello di Jules non accadano mai più, ho completa fiducia nei miei uomini, ciò nonostante dobbiamo imparare da quanto successo", ma sulla vicenda persiste un pesante alone. Non si comprende come mai, di fronte ad un fatto tanto grave, la Federazione abbia affidato l'incarico dell'indagine ad un mebro interno, per di più direttamente coinvolto nell'accaduto come principale imputato per le inadeguatezze organizzative nelle fasi che hanno immediatamente preceduto l'incidente.


Mentre dal Mie General Hospital di Yokkaichi non giungono novità degne di nota, la storia di Jules Bianchi in F1 è rimasta sospesa in un grigio pomeriggio di ottobre, senza che, chi ne aveva la facoltà, abbia voluto diradare le ombre addensatesi nei minuti e nei giorni successivi, reiterando atteggiamenti che riportano la memoria ad un pomeriggio di Maggio di 20 anni fa: all'epoca Autosprint sollevò un polverone e riuscì a trasformare un'inchiesta giornalistica in un'inchiesta giudiziaria, oggi, purtroppo ci dobbiamo accontentare delle spiegazioni, lacunose, di chi si è trovato a ricoprire il duplice ruolo di imputato e giudice, tutelando interessi che vanno oltre i suoi...


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