Schumi fa meglio del giornalista di soli 3''.
Qui scoppia il caso, vi riporto l'epilogo direttamente da quattroruote.
Sta facendo molto discutere la sfida in pista a Fiorano tra un nostro giornalista e Michael Schumacher, con una Ferrari Scuderia. Già trovate su questo sito parecchi commenti: di seguito riporto la mail arrivata da un lettore siciliano, Nicola Girardi, con la puntuale risposta di Gian Luca Pellegrini, il collega di Quattroruote che ha avuto il privilegio di misurarsi con il grande Schumi.
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“Gentile direttore, mi chiamo Nicola Gerardi, ho 31 anni, e sono un vostro fedele lettore. Approfitto dell' occasione per farle i complimenti per il giornale che trovo molto interessante. Le scrivo a proposito dell'articolo comparso alla pagina 54 del numero di agosto intitolato "Schumi contro l'uomo qualunque". Mi permetto di fare delle osservazioni circa l'esito della prova in cui il pilota è stato più veloce del giornalista di soli tre secondi.
Secondo me la differenza è troppo poca. Mi spiego meglio: anche se l'auto aveva tutti i controlli elettronici attivati, l'esperienza di anni di competizioni, la sensibilità, e il fatto di girare a Fiorano, pista privata della Ferrari e che il pilota conosce (per avervi fatto migliaia di giri) meglio di casa sua, dovrebbe disegnare le traiettorie molto meglio del giornalista. Perché se uno guida in modo più pulito, l'elettronica interviene meno, tagliando meno potenza, a tutto vantaggio delle prestazioni. Se uno sbaglia il punto di corda o sterza troppo, puoi avere tutta l' elettronica che vuoi, ma perdi tempo; se alla staccata freni con le ruote sterzate, l'elettronica impedisce che la macchina sbandi, ma la frenata si allunga e perdi tempo.
Per questo credo che, o il pilota non era in giornata (o non è un gran pilota), o il vostro collega è un fenomeno e ha sbagliato mestiere. Consiglio, visto che vi avvalete delle consulenze del signor Prost, di fare la stessa prova tra Schumacher e Prost: se quello che vi ho scritto io (punto di corda, frenate) sono cretinate, dovrebbero ottenere lo stesso tempo, diversamente uno dei due deve risultare più veloce, e credo proprio che Prost dia più di tre secondi a Schumacher. Se poi fate la prova levando tutti gli aiuti elettronici, credo proprio che i secondi a vantaggio di Prost aumentino ancora”.
Ed ecco la risposta del nostro Gian Luca Pellegrini.
No, caro Nicola, non ho sbagliato mestiere. Semplicemente, abbiamo dimostrato sul campo come l’elettronica appiattisca i valori tecnici, senza del resto annullarli completamente. Comunque, considerato l’interesse che sta suscitando la nostra prova, val la pena fornire ulteriori spiegazioni.
1) Non sono un professionista del volante, anche se è indubbio che il mio lavoro mi ha consentito di maturare una certa esperienza di guida su auto potenti. Le mie capacità sono state definite da De Simone e Benuzzi, dopo il brevissimo briefing pre-test, quelle di un cliente Ferrari medio.
2) Riguardo il tempo sul giro, tre secondi di differenza a mio sfavore (1’31” contro 1’28”) non sono “un abisso”, come qualche navigatore ha sottolineato utilizzando come parametro i tempi tipici delle competizioni. Anzi. L’ipotesi degli ingegneri di pista, prima di iniziare il test, era che il divario si sarebbe aggirato attorno ai 7/8 secondi, visto che stiamo parlando di un’auto da oltre 500 CV. Al giornale qualcuno era ancora più pessimista. Con un calcolo a spanne, si tratta di circa 100 metri su un circuito di 3 km. Analizzando la telemetria, si nota come, a sostanziale parità di velocità nelle curve, il vantaggio di Schumi inizia a essere chiaro soltanto alla staccata del tornantino (curva numero 6) e alla successiva accelerata: mentre il pilota sfrutta alla perfezione l’aderenza, io aprendo in anticipo ho fatto entrare in funzione il traction control, lasciando sull’asfalto un secondo netto, con la macchina praticamente inchiodata a 57 km/h. La differenza è quindi divenuta notevole alla successiva 7, che è una “esse” veloce. Lì Schumi ha staccato a 157 km/h, e io a soli 144 km/h, perdendo un ulteriore secondo.
3) Interessanti, poi, i commenti riguardo l’impegno di Schumacher. Quando è sceso dall’auto, il pilota non era soddisfatto della propria prestazione: del resto, la Scuderia è accreditata di un tempo sul giro di 1’25”, mentre Schumi non è riuscito a scendere sotto l’1’28”. Come ho scritto nel pezzo, Schumi ce l’ha messa tutta (e ciò è stato confermato dagli ingegneri di pista e dai collaudatori), ma le condizioni meteo non erano ideali, con una temperatura sull’asfalto superiore ai 50°. È anche vero, d’altronde, che la prova concedeva al tedesco appena 2 giri veloci per staccare il tempo.
4) Qualcuno sostiene che senza l’elettronica inserita Schumi avrebbe girato più velocemente. Dopo aver terminato il test, Schumi è tornato al volante e ha girato in CST Off. Il suo tempo migliore è stato di 1 minuto, 27 secondi e 5 decimi. Dunque, appena cinque decimi in meno, tutti dovuti al “manico” del professionista. È la controprova definitiva: l’elettronica - perlomeno a questi livelli d’eccezione - aiuta quelli meno abili, come me appunto, senza penalizzare i campioni del mondo.
Se qualcuno fosse interessato a una più dettagliata disamina dei dati telemetrici, mi scriva a pellegrini@quattroruote.it.
Gian Luca Pellegrini




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