Messaggioda Frankyefan » 05/01/2006 - 16:48
Come tutti gli sport motoristici il motociclismo è sì uno sport pericoloso, ma non come un tempo.
L'essenza del motociclismo prevede anche la caduta. Ora mi spiego; un pilota del giorno d'oggi affronta una caduta diversamente da come poteva viverla un pilota 20 o 30 anni fa...di sicuro non è mai piacevole cadere, ma se oggi un pilota quando cade nel 90% (abbondante) dei casi non si fa quasi niente. Se invece come era la norma 20 o 30 anni fa cadeva su circuiti per lo più stradali dove le protezioni erano costituite dalle balle di paglia, e le protezioni (tuta, casco, guanti....) erano praticamente inesistenti, il pilota in questione poteva considerarsi fortunato se riusciva a raccontare la propria caduta.
Riassumendo i piloti di una volta avevano molto più manico di quelli odierni, perchè non gli era concesso sbagliare, mentre oggi si da la possibilità al pilota di commettere diversi errori senza avere conseguenze fisiche.
Questo ha limitato parzialmente una virtù dei piloti, il Coraggio, o il fegato se preferite.
Le gare stradali hanno come peculiarità proprio questo, rispetto alle gare su pista che ormai sono decise più dalla validità della moto su cui un pilota corre.
PS Nel TT la media non tradisce, più di un pilota all'anno da quando si svolge la manifestazione ci rimette le penne, ma secondo me fa parte del gioco; chi purtroppo è morto sapeva benissimo a cosa andava incontro, ma per passione si fa questo ed altro, xmax ha descritto benissimo questo pensiero.
Quando la paura si trasforma in visioni celestiali e vedo *** inizio a staccare (KS)